Sistemi finanziare ed economia reale

La pillola introduttiva al panel sulla Democrazia Economica vuole riflettere criticamente sul rapporto tra la dimensione finanziaria e quella produttiva all’interno di un sistema economico. La prospettiva qui adottata non sarà quella dell’analisi reale, che secondo il relatore poterebbe a una contrapposizione tra il settore monetario-finanziario e l’economia reale, quanto quella che si potrebbe definire storico-concettuale. Grazie a questa prospettiva sarà possibile sottolineare l’importanza fondamentale e il ruolo imprescindibile della finanza all’interno dello sviluppo di dinamiche produttive, e allo stesso tempo evidenziare le caratteristiche organizzative e strutturali del sistema finanziario. Per far questo, la pillola introduttiva di Brollo partirà riproponendo la riflessione della prima Scolastica intorno al contratto di cambio, e giungerà ad analizzare la condanna di alcune forme contrattuali in stretto confronto con il pensiero di John M. Keynes, distinguendo tra una tipologia di finanza strutturata istituzionalmente al fine di servire le transazioni e una finanza “calcolante”, che come metterà in luce il relatore, tende invece a sovraordinarsi ad esse.

L’Italia al centro della divisione internazionale del lavoro

Questo tavolo propone una riflessione su tre tematiche strettamente connesse, che oggi più che mai mostrano la loro rilevanza e richiedono di essere affrontate all’interno di un dibattito serio, senza semplificazioni ideologiche. Ecco le tematiche su cui ci soffermeremo: il lavoro, l’innovazione, il ruolo dei sistemi produttivi internazionali (delocalizzazioni, investimenti esteri, ecc.).
Ciascuna tematica sarà declinata nella prospettiva della situazione italiana, e particolare attenzione verrà dedicata al ruolo dello Stato e delle politiche di investimento produttivo. I tre relatori che ci guideranno nel corso della riflessione sono Nadia Garbellini, Matteo Gaddi e Gabriele Guzzi. Gli interventi degli studiosi Nadia Garbellini e Matteo Gaddi analizzeranno il complesso tema della struttura industriale europea, posizionata e organizzata secondo catene internazionali di produzione, mettendone in luce peculiarità e criticità, evidenziando come questa particolare struttura sia stata sviluppata sulla base giuridica dei Trattati e abbia trovato concreta attuazione anche per mezzo delle delocalizzazioni e della libertà di movimento dei capitali e degli investimenti. I relatori ci aiuteranno a comprendere come, in una situazione disomogenea caratterizzata da grandi gap salariali e di diritti sociali tra i vari Paesi dell’Unione, la possibilità di internazionalizzare la produzione industriale provochi l’acuirsi di problematiche sociali e aumenti le frizioni tra i lavoratori europei. Gaddi e Garbellini inoltre ci porteranno a riflette sull’impatto che le nuove tecnologie dell’industria 4.0 hanno all’interno della struttura industriale europea.
In conclusione, i loro interventi dimostreranno quale ruolo potrà essere assegnato allo Stato in questa fase di innovazione. Secondo la prospettiva dei relatori è necessario affermare un concetto di politica Industriale di sinistra che sia in alternativa al mainstream neo-liberista e alle pulsioni autarchiche e protezioniste, e che funga da stimolo a nuove iniziative industriali e occupazionali. Gabriele Guzzi, “Investimenti pubblici e crescita inclusiva: una sfida tutta italiana”
Il tema del rapporto tra settore pubblico e settore privato è sempre più centrale e la ridefinizione degli equilibri di forza tra i due è la vera protagonista del dibattito culturale e politico degli ultimi anni. In questo dibattito, una posizione centrale spetta al ruolo delle politiche pubbliche di investimento e crescita, industriale e non solo. Sullo sfondo, due visioni si contrappongono da decenni: Stato leggero o Stato investitore. Proprio il tema delle ricadute positive degli investimenti pubblici nel campo dell’innovazione e dell’avanzamento tecnologico sarà il focus dell’intervento di Gabriele Guzzi. Il relatore spiegherà perché lo Stato debba avere un ruolo da protagonista, portatore di una visione di crescita inclusiva, realizzabile attraverso una virtuosa sinergia tra investimenti pubblici e privati. Secondo Guzzi, l’obiettivo politico delle iniziative di investimento statale è quello di contrastare le principali distorsioni del sistema economico italiano: la disoccupazione e la stagnazione.

Modelli Alternativi

Questo tavolo propone una riflessione sui possibili modelli alternativi di consumo, di lavoro e di proprietà. In un contesto sociale ed economico in cui sempre più spesso emergono le criticità e le distorsioni del sistema attuale, i tre relatori proporranno, a partire da prospettive differenti, un ripensamento e una messa in discussione delle modalità e delle forme organizzative dei sistemi produttivi e di proprietà.

Modelli alternativi di lavoro: Mattia Gambilonghi
In una situazione dove il lavoro viene considerato “lavoretto”, dove il problema della disoccupazione e della difficoltà che i giovani incontrano quando si trovano a entrare nel mondo del lavoro vengono liquidati con una battuta da campo di calcetto, dove i diritti vengono raccontati come retaggi di un passato perduto, proprio mentre per la mancanza di sicurezza sul posto di lavoro si perde la vita, Mattia Gambilonghi ci propone una riflessione sul Lavoro che, partendo da una prospettiva storica ben definita (lo studio dei momenti operai italiani e la loro elaborazione di modelli di democrazia industriale), ci porta diretti al presente. L’intervento di Mattia Gambilonghi si articolerà dunque in più momenti: un primo dedicato a evidenziare i pregi e gli argomenti a favore dello sviluppo di forme di partecipazione incisiva dei lavoratori al processo decisionale delle imprese e alla redistribuzione degli utili. In secondo luogo, saranno illustrati i diversi modelli di democrazia industriale proposti dalle differenti correnti, e verrà poi proposta una sintesi del dibattito che tra anni Settanta e Ottanta vede partecipare PCI e PSI (partecipazione conflittuale, cogestione, ecc.), giungendo infine all´attualità.

Modelli alternativi di proprietà: Riccardo Emilio Chesta
Quali modelli di proprietà alternativi alla proprietà privata sono esistono (e resistono) nelle odierne società a capitalismo avanzato? È cercando risposte a questa domanda che Riccardo Emilio Chesta guiderà la riflessione nel suo intervento. In un momento storico-culturale in cui le logiche della proprietà privata sembrano non incontrare concorrenti nel definire il paradigma dominante, il relatore mostrerà che possono esistere anche altre esperienze di proprietà, a carattere condiviso. L’inversione della logica del profitto, che da fine ultimo diventa mezzo per estendere il benessere di una collettività, consente a questi modelli alternativi di coniugare i criteri organizzativi di efficienza e qualità con principi comunitari di eguaglianza e cooperazione. Riccardo Emilio Chesta si soffermerà a descrivere i meccanismi di funzionamento di queste forme di economia sociale, in cui le attività di produzione e mantenimento di beni pubblici vengono portate avanti da associazioni di cittadini secondo un modello ben preciso. Nella presentazione verranno esposti alcuni casi come la Mondragòn nei Paesi Baschi, impresa collettivamente acquisita e gestita da lavoratori, e il Cantiere dell’Economia Sociale in Québec, che coinvolge una varietà di servizi e beni collettivamente gestiti da organizzazioni di movimento e associazioni di cittadini (dai servizi all’infanzia alla gestione sociale di attività contadine o di commercio equo). Tutti esempi di quelle che Erik-Olin Wright chiama “utopie reali”, ossia modelli alternativi in grado di orientare e guidare verso lo sviluppo di società coese alla ricerca di forme di emancipazione collettive.

Modelli alternativi di consumo: Paolo Graziano, “La rivoluzione nel quotidiano? Modelli alternativi di consumo e nuove forme di partecipazione politica”
L’intervento di Paolo Graziano si concentrerà sui modelli alternativi di consumo e sulle caratteristiche che rendono il consumo critico e sostenibile, identificando quelle scelte e quei comportamenti quotidiani che possono condizionare il sistema nel suo complesso, rappresentando un’alternativa netta al consumismo. I dati che verranno presentati evidenzieranno che una “rivoluzione del quotidiano” in Italia è già in atto: nel corso degli ultimi quindici anni, i cittadini italiani sono diventati più attenti alla sostenibilità e al consumo critico, a partire dalle piccole scelte di acquisto. L’intervento di Graziano metterà in luce come questo dato positivo da solo non basti: affinché il consumo responsabile si affermi come prassi consolidata è necessario che le istituzioni sostengano le singole azioni dei cittadini attraverso adeguate infrastrutture che ne diffondano la conoscenza e ne facilitino la fruizione. In conclusione, Graziano evidenzierà l’importante ruolo che gruppi e movimenti sociali rivestono quando, consumando in modo responsabile, usano il consumo critico come una nuova forma di partecipazione politica.


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