Dopo il crollo del muro di Berlino la storia è tutt’altro che finita: ha ripreso a correre. E la politica internazionale sperimenta una trasformazione della sua stessa natura. È possibile dare un senso al «caos globale»? È possibile rimettere ordine – almeno concettuale – nel «nuovo disordine mondiale»? Questo tavolo di discussione proverà a fornire elementi utili per capire chi governa il mondo. Non c’è cultura politica che possa prescindere dalla consapevolezza delle dinamiche internazionali e del ruolo dell’Italia al loro interno: dietro al «caos» si nascondono nuove geografie di potere, forze e rapporti di forza che abbiamo il dovere di decifrare.

Vittorio Emanuele Parsi traccerà un quadro generale della situazione internazionale e dei cambiamenti degli ultimi quarant’anni. L’ordine internazionale liberale, cioè l’insieme di principi e istituzioni su cui si è retto l’Occidente a partire dal secondo dopoguerra, sotto l’egida degli Stati Uniti, si è trasformato in un ordine globale neoliberale che ha minato l’equilibrio fra capitalismo e democrazia, e che ora rischia di implodere. Sono quattro le minacce principali: una nuova distribuzione della potenza in un’arena internazionale sempre più multipolare, con le difficoltà della leadership americana, l’ascesa della Cina e il revival geopolitico della Russia; la polverizzazione e privatizzazione della minaccia legata al terrorismo jihadista; la contestazione dell’ordine internazionale da parte degli stessi Stati Uniti guidati da Trump; la crisi delle democrazie occidentali, schiacciate nella morsa fra tecnocrazia oligarchica e populismo sovranista. L’Europa, fragile e divisa di fronte alla drammatica crisi dell’euro, sembra aver rinunciato a un ruolo globale in difesa della democrazia, ma resta l’unico soggetto che può farsi carico di un’inversione di tendenza.

Fabio Armao rifletterà sul modo in cui la globalizzazione ha ridefinito le categorie politiche con cui interpretiamo la realtà. L’apertura globale dei mercati e la cieca fiducia nella loro capacità di autoregolazione ha ridotto la politica a un ruolo ancillare, ha eroso le prerogative dello stato, ha fatto esplodere conflitti sociali e provocato pericolose reazioni identitarie. La privatizzazione della politica, asservita a interessi personali o di clan, ha condotto alla privatizzazione della violenza: da trent’anni si assiste al dilagare di «nuove guerre» di cui sono soprattutto i civili fare le spese, e all’imporsi di attori privati della violenza come terroristi, mercenari, gang o mafie. L’ascesa della criminalità organizzata è uno dei fenomeni più impressionanti dell’epoca neoliberista, come dimostra il caso dell’Italia, in cui impera il sistema della corruzione a partecipazione mafiosa.

Marina Calculli ci aiuterà a districare il groviglio della politica mediorientale. Dopo i fallimentari interventi americani in Iraq e Afghanistan, la War on Terror e gli esiti negativi delle primavere arabe, sembra che in Medio Oriente a guerra debba succedere guerra, quasi senza soluzione di continuità. Il conflitto in Siria è paradigmatico: dietro alla guerra allo «Stato islamico» si nasconde una spartizione del paese in zone d’influenza fra Russia, Stati Uniti, Turchia e Iran. Del resto, all’origine dell’islamismo radicale e del suo sviluppo in reti jihadistiche transnazionali troviamo fattori socio-politici, ben più che religiosi, trattandosi di una reazione violenta ai governi repressivi delle società arabe e musulmane. Gli ultimi, drammatici sviluppi della questione palestinese e l’evoluzione politica di Arabia Saudita, Egitto, Iran, Turchia completano un quadro da cui oggi sembra estranea ogni democratizzazione e reale pacificazione.

 


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