Di Jessica Nazzari

Dal 4 marzo l’attività principale dei partiti di centro-sinistra e sinistra è diventata accusare gli elettori di non aver capito o di meritarsi quello che sta succedendo. Non hanno cercato di capire perché elettori tradizionalmente di sinistra, hanno scelto di votare Lega o Movimento 5 Stelle. Non si sono chiesti davvero come fosse possibile passare dal 40% del 2015 al misero 20%. L’analisi della sconfitta è stata, ancora una volta, breve e poco approfondita: identificato l’ennesimo capro espiatorio, si è passato oltre. Con i soliti metodi, le solite facce e le solite proposte.

Il nodo centrale è capire come sia possibile che un ex elettore di SEL o del PD voti M5S? Com’è che gli operai oggi si sentono più rappresentati dalla destra? Come si può giustificare la crescita della Lega Nord al Sud? Per rispondere a queste domande la scienza ci viene in soccorso, proponendoci una ragione molto semplice: l’elettore razionale non esiste. L’idea di mente spassionata che prende decisioni soppesando gli elementi a disposizione e ragionando fino a raggiungere le conclusioni più valide non ha alcun rapporto con il funzionamento reale del cervello e della mente. Neuroscienziati e scienziati cognitivi hanno pubblicato centinaia di studi negli ultimi vent’anni, per analizzare la connessione tra politica ed emozioni. Uno di questi, Drew Westen, arriva alla conclusione che il cervello politico è un cervello emotivo, non una macchina di calcolo spassionata, alla ricerca di cifre e dati necessari per prendere una decisione ragionevole. Bensì sono le emozioni e i valori che hanno un ruolo decisivo nelle scelte elettorali. I candidati e i partiti con più possibilità di vincere sono quelli che raccontano storie emotivamente forti su chi sono e su ciò in cui credono, esprimendo i loro valori, principi e posizioni in modo da sintonizzarsi con il loro elettorato.

In una campagna elettorale diventa quindi fondamentale il framing delle varie tematiche. Il linguista e scienziato cognitivo americano George Lakoff definisce i frame come delle strutture mentali che modellano il modo in cui guardiamo e percepiamo il mondo. In politica i frame modellano le proposte politiche e la visione politica più generale. I frame sono strutture spesso inconsce e automatiche, che vengono attivate attraverso il linguaggio. Come si combatte quindi un frame negativo in politica? Di certo non negandolo. Infatti, persino quando si nega un frame, lo stesso viene attivato e più volte un frame viene attivato nella mente degli elettori, più diventa forte e quindi più difficile da estirpare. Per combattere un frame negativo di un avversario, è quindi indispensabile proporre un frame alternativo, utilizzando un nuovo linguaggio e partendo da valori e principi condivisi con i propri elettori.                            

Sebbene non esista una ricetta perfetta per vincere le elezioni, è indiscutibile che analisi, pianificazione e organizzazione possano giocare un ruolo fondamentale. Dall’analisi dei risultati precedenti alla creazione di materiali elettorali, dalla selezione dei candidati all’identificazione dei temi principali, una campagna elettorale prevede varie fasi e richiede capacità e competenze specifiche che mettano in evidenza i valori del candidato e del partito e che consentano di impostare frame forti per i propri elettori.


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