‘’Non è un paese per giovani’’, ‘’basta precariato’’.

Sembrano solo slogan ma è un vero e proprio grido di protesta, quello proveniente dalla Città dell’altra economia di Roma, dove domenica 24 febbraio si è tenuta un’iniziativa comune promossa da Ragione in Rivolta insieme ad altre due associazioni giovanili che si occupano cultura e formazione politica: Futuro Prossimo e I Pettirossi.

Si è trattato di un primo tentativo di ricostruire consapevolezza generazionale sulle condizioni lavorative a cui siamo costretti, e sulla necessità di lottare per ottenerne di migliori. ‘’Alziamo la testa! – per un lavoro che ci permetta di vivere’’ ha visto la partecipazione di tanti ragazzi e ragazze che si sono incontrati con l’obiettivo di discutere delle alternative a un mondo del lavoro che ci vuole sempre più divisi e stressati, al punto che per alcuni è fonte di ansie e depressione.

“Lavorare meno”, “Lavorare meglio” e “Lavorare tutti” sono stati i tre tavoli tematici in cui si sono riuniti i partecipanti, grazie alla competenza dei relatori Marco Grimaldi, Roberto Ciccarelli e Guglielmo Forges Davanzati. Sono stati affrontati diversi aspetti della precarietà, anche a partire da esperienze autobiografiche, e si è iniziato a ragionare delle proposte per affrontarla.

Mentre il governo fa di tutto per fermare quei disperati che arrivano sulle nostre coste, si disinteressa totalmente di coloro che sono costretti ad andarsene: qualcuno dal Sud al Nord; tanti, sempre di più, addirittura all’estero. E il Paese continua a invecchiare e a spopolarsi. Probabilmente chi ci governa non si rende conto che un territorio da cui se ne vanno i giovani è prossimo alla disgregazione sociale, è destinato a morire.

Da troppi anni non viene posta con serietà la questione giovanile e ogni anno le condizioni degli under 35 non fanno che peggiorare con il declino dell’intero Paese. Peggiorano perché in Italia non c’è un piano di sviluppo industriale, non c’è prospettiva di rilancio economico, si è abbandonata anche solo l’idea di rimettere in funzione l’ascensore sociale.

“Alziamo la testa!” non è stato un appuntamento sui precari, è stato un incontro dei precari per i precari; non è stata una discussione sui giovani, ma un’iniziativa di giovani per i giovani. Uno spazio di confronto dove portare le proprie testimonianze, positive o negative, ma soprattutto le proprie ansie e le proprie speranze. Un dibattito in cui provare a socializzare la propria condizione, per riconoscersi con gli altri che la condividono e per capire come trasformare i problemi di ciascuno nella forza di tutti. Non ci siamo visti per piangerci addosso, per raccontarci cosa ci hanno tolto: abbiamo iniziato un percorso per riprendercelo. È stata una giornata dedicata alle condizioni materiali di una generazione, che infine ha portato all’elaborazione di richieste precise a chi di dovere: diritto alla disconnessione, riapertura del pubblico impiego, superamento del precariato sono solo alcune delle idee di cui abbiamo discusso insieme, come necessità per noi e per il Paese.

Il prossimo passo del nostro percorso sarà la rielaborazione di queste richieste e degli input raccolti dai tavoli tematici. Sono in cantiere nuove iniziative per approfondire ulteriormente il tema e, a seguire, un incontro di una nostra delegazione con la CGIL, che ha mandato una lettera per testimoniare il proprio sostegno e ascolterà le nostre proposte. È davvero arrivato il momento di alzare la testa.


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